Un food truck conviene? Incassi, costi e margini, con fonti
Scontrino medio, IVA al 10%, food cost, canone, INPS e imposte: come si calcola quanto rende un food truck in Italia, con i Suoi numeri e non con medie di settore.
Romain BarreauFondatore di Food Truck Store · 5 min di letturaChe un food truck convenga, sulla carta nessuno può garantirlo: dipende dal posto, dal menu, dai prezzi, dai giorni di lavoro e dalla Sua velocità al bancone. Qui non trova medie di settore spacciate per garanzie. Trova il metodo per calcolare l’incasso e ciò che ne resta, con ogni voce e la sua fonte.

L’incasso del giorno: la formula.
L’incasso di una giornata è il numero di scontrini per lo scontrino medio. Menu completi, bibite e dolci alzano lo scontrino; quanti clienti serve dipende dal passaggio e dalla velocità con cui lavora.
- Clienti all’ora
Nell’ora di punta conti chi passa davanti al Suo futuro posto, i dipendenti delle aziende vicine, i concorrenti.
- Ore di vendita
Pranzo, sera, fine settimana: quante ore vende davvero, non quante resta aperto.
- Scontrino medio
Quanto spende in media un cliente, bibita e dolce compresi.
- Giorni all’anno
Per settimana e per anno: pensi a meteo, stagione, ferie e sagre.

Un punto di riferimento: lo scontrino medio.
Nel 2025 il fuori casa ha registrato circa 8 miliardi di visite, con uno scontrino medio di 10,70 € (FIPE, Rapporto Ristorazione 2026). È la media del settore, non dei food truck: il Suo scontrino lo fa il Suo menu.
- 10,70 €scontrino medio dei consumi fuori casa nel 2025, +3% sul 2024 (FIPE)
- 8 miliardidi visite fuori casa in Italia nel 2025, secondo FIPE
- 100 miliardidi euro di consumi alimentari fuori casa nel 2025, un terzo della spesa alimentare (FIPE)
- 4.286imprese di street food in Italia al 31 marzo 2026 (Unioncamere), +88,7% in dieci anni
Prima di tutto si toglie l’IVA.
Nei Suoi prezzi c’è l’IVA: 10% su somministrazione e piatti pronti da asporto (Agenzia delle Entrate), aliquota propria per le bevande da asporto. Nel forfettario non si addebita né si detrae (L. 190/2014, c. 58).
Regime forfettario (Agenzia delle Entrate): ricavi fino a 85.000 € l’anno, reddito calcolato con il coefficiente del 40%, lo stesso per la ristorazione e per il commercio ambulante alimentare, imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni e poi del 15%. La guida partita IVA e regime forfettario entra nel dettaglio.
Poi materie prime e confezioni.
Il food cost è il costo variabile più grande. La Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest consiglia di tenerlo tra il 25 e il 30% del prezzo di vendita: su un panino da 10 €, non più di 3 € di ingredienti (guida 2026).
Ogni piatto va calcolato con i suoi prezzi d’acquisto, pane, salsa e confezione compresi.

I costi fissi corrono ogni mese.
Canone unico sul suolo pubblico, RCA del rimorchio, revisione, contributi: la gestione commercianti INPS chiede nel 2026 almeno 4.611,64 € l’anno (Unioncamere). Le voci sono nella guida quanto costa un food truck.
- Il postoCanone unico patrimoniale da 0,50 a 3,00 € al m² al giorno secondo il Comune (Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest), oppure la quota dell’organizzatore ai festival, fino al 30% degli incassi.
- AssicurazioniRCA del rimorchio, obbligatoria anche da fermo, e le polizze per l’attività che Le propone la Sua compagnia.
- Contributi INPSGestione commercianti: 24,48% del reddito nel 2026, con un contributo minimo di 4.611,64 € l’anno anche senza utile; nel forfettario riduzione del 35% su richiesta.
- Scadenze del mezzoRevisione ogni due anni dopo la prima, manutenzione del gas, pulizia dei condotti della cappa: si pagano che Lei venda o no.

Dal margine al Suo reddito.
Tolti IVA, materie prime e costi fissi resta il margine. Da lì escono le imposte: nel forfettario il 5% o il 15% del reddito forfettario, nel regime ordinario l’IRPEF a scaglioni. Il resto lo porta a casa Lei.
Conviene se i Suoi numeri tornano.
Un food truck conviene quando, tolti materie prime, costi fissi e imposte, resta di che vivere. Per hamburger e fritti c’è il Chef+; tutti i modelli sono in comprare food truck, le idee nella guida idee food truck.
Conta quello che rende ogni uscita.

Domande frequenti.
Ha un’altra domanda? Ci scriva ›Dipende da posto, menu, scontrino medio e velocità; una media attendibile per tutti non esiste. Il calcolo: clienti all’ora per ore di vendita per scontrino medio, giornata per giornata. Come riferimento, lo scontrino medio di tutto il fuori casa in Italia, non dei soli food truck, era di 10,70 € nel 2025 (FIPE).
Il suo margine: l’incasso senza IVA, meno materie prime, confezioni e costi fissi. Da lì escono imposte e contributi INPS. Faccia il conto con i Suoi numeri prima di firmare qualsiasi cosa, posto per posto.
Sì, se il Suo posto, ai Suoi prezzi, porta abbastanza clienti perché dopo materie prime, costi fissi e imposte resti di che vivere. Vada a vedere il posto all’ora in cui vuole vendere e verifichi i numeri prima di comprare.
Il 10% sulla somministrazione e sui piatti pronti venduti da asporto (Agenzia delle Entrate, risposta 412/2023); le bevande da asporto seguono la propria aliquota. Nel regime forfettario non si addebita l’IVA, ma non si detrae nemmeno quella sugli acquisti: il 22% sul rimorchio resta un costo.
Un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di una nuova attività, poi del 15%, calcolata sul 40% dei ricavi (coefficiente della ristorazione e del commercio ambulante alimentare) meno i contributi versati, finché i ricavi restano sotto gli 85.000 € (Agenzia delle Entrate). Più i contributi INPS della gestione commercianti.
Il consiglio è sì: incassi dopo ogni uscita, fatture d’acquisto conservate, conto dedicato. Il Suo commercialista Le dirà quali registri e quale strumento di cassa servono nel Suo regime; quei numeri sono anche la base del business plan.


Di Romain, fondatore 
